I progetti finanziati

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 I QUATTRO PROGETTI VINCITORI DEI PRIMI BANDI PICARD 2010-2012

Il CONACUORE ha concluso la procedura di valutazione dei 27 progetti pervenuti da tutta Italia in risposta ai bandi di concorso emessi il 25 giugno 2009 dal Fondo Pricard. Ricordiamo che i bandi erano quattro, per uno stanziamento complessivo di 200 mila euro su base biennale.

Abbiamo ricevuto progetti che spaziano nei più vari settori della ricerca clinica e di base: studi di genetica molecolare, lavori che si propongono di valutare l’impatto di alcuni esami diagnostici sulla salute del cardiopatico, che intendono esplorare inedite frontiere terapeutiche (utilizzo di cellule staminali per riparare il tessuto infartuato, possibili nuovi farmaci); abbiamo ricevuto anche progetti che intendono analizzare il comportamento alimentare dei soggetti cardiopatici per giungere a sviluppare strategie di prevenzione ed altri incentrati sull’uso di recenti metodologie tecnologiche, come ad esempio la telecardiologia, per l’assistenza ad alcune categorie di pazienti cardiopatici.

Si è trattato di un risultato notevole, che ci riempie di soddisfazione e conforta la dedizione profusa in tutti questi ultimi anni per raccogliere le risorse necessarie a concretizzare anche quest’ulteriore, ambizioso sogno.

I criteri adottati per la valutazione sono stati quelli oramai scelti dalle più autorevoli organizzazioni che si occupano di ricerca: ciascun progetto è stato affidato all’esame di due revisori esterni che hanno operato in assoluta autonomia, all’insaputa l’uno dell’altro; quindi è seguita la decisione del nostro Comitato etico-scientifico e quella, definitiva, del Consiglio direttivo del CONACUORE.

Teniamo a sottolineare che sono stati prescelti i progetti che hanno ottenuto i punteggi più elevati (secondo il sistema di valutazione, ogni progetto poteva ottenere un punteggio compreso tra gli 0 e i 60 punti).

A ulteriore garanzia di serietà – da parte nostra e da parte dei vincitori – è previsto che al termine del primo anno i ricercatori appartenenti alle categorie Senior e Giovani inviino al CONACUORE una relazione sullo stato del progetto, in maniera da valutare lo stato di avanzamento della ricerca e, su questa base, stabilire se procedere all’elargizione della seconda e conclusiva.

Riassunto del progetto vincitore del bando Pricard Senior a tema libero

Dr.ssa Maria Grazia Andreassi, responsabile Unità Ricerca Genetica - IFC-CNR Pisa

“Gli effetti a lungo termine (cancro e malattia cardiovascolare) di radiazioni ionizzanti in pazienti adulti con cardiopatia congenita: aspetti clinici e molecolari (radioguch)”

L’applicazione di radiazioni ionizzanti nel settore medico costituisce la prima causa di esposizione artificiale della popolazione alle radiazioni ionizzanti. Nella comunità medica e scientifica vi è attualmente una grande attenzione per i potenziali rischi a lungo termine (cancro e malattia cardiovascolare) dell’esposizione radiologica medica. Le procedure radiologiche, soprattutto a più alta esposizione come la Tac e quelle prevista dalla cardiologia interventistica, hanno una dose di esposizione per singolo esame dell’ordine di centinaia o migliaia di radiografie del torace. L’esposizione radiologica di un’angio-TAC coronarica è, ad esempio, 15 mSv, corrispondente a 750 radiografie del torace. In accordo alle stime aggiornate del Comitato per lo studio degli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti BEIR VII (Biological Effects of Ionizing Radiation, BEIR VI, 2006), per una singola angio-TAC coronarica il rischio di cancro è pari a 1 su 750 pazienti esposti. Il rischio varia, tuttavia, in funzione dell’età (minore nell’anziano rispetto all’adulto) e del sesso (maggiore nella donna rispetto all’uomo, a tutte le età della vita). Per una stessa esposizione radiologica, il bambino di un anno ha una probabilità 10-15 volte maggiore rispetto all’adulto di 50 anni di sviluppare un cancro. I pazienti adulti con una cardiopatia congenita rappresentano una popolazione da sorvegliare con grande attenzione perché hanno avuto intense e prolungate esposizioni a radiazioni ionizzanti mediche in età pediatrica. La valutazione degli effetti biologici e clinici a lungo termine dell’esposizione radiologica in pazienti cardiopatici congeniti è stata riconosciuta come una priorità di ricerca dal rapporto BEIR VII.

Riassunto del progetto vincitore del bando Pricard Giovani

Dr. Tommaso Fasano, dottorando di ricerca in Medicina molecolare e rigenerativa - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

“Rischio cardiovascolare nei deficit familiari  di HDL: il modello della malattia di Tangier e il ruolo dei trasportatori abca1 e abcg1”

Elevati livelli plasmatici del colesterolo LDL (LDL-C) sono un riconosciuto fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari su base aterosclerotica. Viceversa, numerosi studi hanno dimostrato che bassi livelli di colesterolo HDL sono associati ad aumentato rischio cardiovascolare, suggerendo che le HDL svolgano un ruolo protettivo nei confronti dell’aterosclerosi. Si ritiene che le HDL prevengano il deposito di colesterolo nella parete arteriosa o ne facilitino la rimozione. Esistono alcune malattie genetiche del metabolismo lipidico caratterizzate dalla quasi totale assenza di HDL nel plasma, tra queste la più frequente è la Malattia di Tangier. Il difetto genetico risiede nella mancata funzione di una molecola chiamata ABCA 1, che sulla superficie delle cellule facilita l'eliminazione del colesterolo in eccesso. Questo colesterolo eliminato dalle cellule viene trasferito sulle lipoproteine HDL che provvedono a trasportarlo al fegato per la sua eliminazione dall'organismo. Oltre che dai bassi livelli di HDL nel sangue, la malattia di Tangier è caratterizzata da un accumulo di colesterolo in diversi organi. Fino ad alcuni anni fa questa malattia veniva considerata una condizione patologica rara, ma recenti studi stimano un numero di soggetti affetti superiore rispetto a quello atteso. Tale disordine genetico rappresenta un buon modello per studiare il rapporto tra la virtuale assenza di HDL nel plasma e le conseguenze a livello cardiovascolare. Il nostro obiettivo è quello di ricercare attivamente i soggetti affetti da malattia di Tangier nella popolazione, caratterizzarli dal punto di vista clinico e molecolare e cercare di capire cosa succede a livello cellulare quando il trasportatore ABCA 1 non funziona. L'esperienza di ricerca su questa malattia maturata nel corso degli ultimi dieci anni ci consente di ritenere raggiungibili i nostri obiettivi. Inoltre le conoscenze ottenute studiando un disordine "raro" come la malattia di Tangier potranno essere applicate alla prevenzione e al trattamento delle malattie cardiovascolari che derivano da cause aterosclerotiche.

Riassunto del progetto vincitore della categoria Giovani in quanto subentrante al non assegnato bando Pricard Senior a tema “strategico” (lotta alla Morte Improvvisa Cardiaca)

Dr.ssa Kalliopi Pilichou, assegnista di ricerca presso il Dipartimento Scienze medico-diagnostiche e terapie speciali – Università degli studi di Padova

"Eziopatogenesi e markers molecolari della cardiomiopatia aritmogena: dal modello aninale all'uomo"

La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro (ARVC) è una malattia muscolare del cuore a trasmissione genetica che comporta elevato rischio di morte improvvisa. La malattia si manifesta con la progressiva sostituzione del tessuto muscolare del cuore con tessuto fibroso e/o fibro-adiposo. Nonostante gli attuali criteri diagnostici risultino particolarmente utili all’identificazione dei soggetti malati, non esiste ancora un esame specifico, con la conseguenza che molti malati non vengono individuati, tanto che il 20% di morti improvvise in atleti di età inferiore ai 35 anni è dovuto ad ARVC non diagnosticata.

Il presente studio intende applicare tecniche avanzate di varie discipline biologiche e mediche per l’analisi dei fattori che interessano lo sviluppo della malattia nel tessuto cardiaco come evidenziato nei topi transgenici, già sviluppati con successo dal nostro gruppo, che riproducono la malattia stessa. Tali indagini forniranno informazioni preziose sulla localizzazione ed interazione delle proteine coinvolte.

Successivamente, altre tecniche molecolari per la quantificazione dei geni e delle proteine di interesse punteranno ad indagare le modalità che portano allo sviluppo della malattia.

I risultati di queste indagini verranno confermati con ulteriori studi sull’uomo e saranno vagliati come test diagnostici per giungere ad una diagnosi pre-sintomatica sul paziente, atteso che solo una accurata diagnosi presintomatica può migliorare la qualità di vita delle persone colpite da questa malattia.

Riassunto del progetto vincitore della borsa di studio

Dr.ssa Ersilia Cipolletta, borsista Dipartimento di Fisiopatologia clinica e Medicina sperimentale - Università degli studi “Federico II” di Napoli

“Terapia antipertensiva di popolazione: la genetica come strumento di valutazione economica per migliorare efficacia e sostenibilità”

L'ipertensione arteriosa rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le patologie cardiovascolari. Per la sua elevata morbidità presenta un alto costo sociale, e problematiche di sostenibilità economica per terapie inadeguate, sia in termini di spesa farmaceutica che di eventi avversi. La ricerca di un trattamento efficace e personalizzato è oggetto di linee guida internazionali. Talvolta una terapia efficace non è adeguata, e il controllo pressorio non interrompe la storia naturale della patologia.

Strumenti innovativi migliorerebbero la possibilità di individuare le diverse tipologie di persone ipertese, identificando il trattamento personalizzato più efficace. L'ingresso dei determinanti genetici ha cambiato la definizione del quadro clinico nella medicina moderna: evidenze sperimentali suggeriscono che la variabilità nella risposta al trattamento risiede nelle differenze genetiche tra individuo e individuo. Identificare le varianti genetiche che modificano la risposta ad un farmaco in termini di efficacia e di eventi avversi consentirebbe di individuare la terapia "su misura" per ciascun paziente. I recettori beta 2 adrenergici rappresentano un importante elemento regolatore delle funzioni metaboliche e cardiovascolari. Le varianti di questo recettore all'interno della popolazione determinano cambiamenti nelle risposte fisiologiche regolate da esso, che studi recenti hanno dimostrato essere associati all'ipertensione arteriosa e a diverse risposte al trattamento farmacologico.

L'ambulatorio dell'ipertensione arteriosa dell'Universita' Federico II di Napoli, cui afferiscono 12 mila pazienti, dispone di un database digitale con una genoteca di 1500 pazienti. Scopo di questa ricerca è definire se l'analisi dei determinanti genetici responsabili delle risposte al trattamento riduce i costi di gestione del paziente iperteso.